23.04.2020 - Dagli ingegneri milanesi un vademecum per la gestione delle emergenze

DAGLI INGEGNERI MILANESI UN VADEMECUM PER LA GESTIONE DELLE EMERGENZE

Milano, 23 aprile 2020 – Creare una cultura della prevenzione oltre che riprogettare e ristrutturare edifici e infrastrutture per la gestione di situazioni emergenziali: sono i due punti al centro del documento, redatto congiuntamente dalla Commissione Protezione Civile dell'Ordine degli Ingegneri della Provincia di Milano e dall'Associazione Ingegneri Prevenzione ed Emergenza Sezione Operativa di Milano.

Obiettivo dell’Ordine degli Ingegneri di Milano  è che il documento possa essere uno spunto utile agli organismi decisori - locali e nazionali - per la programmazione degli interventi e degli investimenti necessari per le soluzioni tecniche e logistiche ipotizzate ma indispensabili nella cosiddetta fase 2 ma che possa costituire anche una base di riferimento per la ridefinizione dei piani di emergenza a livello territoriale, riducendo la necessità di soccorso e comportamenti inutili e dannosi che si sono osservati al presentarsi dell’attuale emergenza COVID-19.

Da fine febbraio ciò che è emerso maggiormente è la forte impreparazione del nostro Paese ad affrontare le emergenze, come già successo in altre situazioni causate da calamità naturali, basti pensare al terremoto che ha colpito il Centro Italia. In Lombardia, ma anche nel resto d’Italia, pochissimi comuni hanno redatto il Piano di Emergenza Comunale, informando la cittadinanza in modo adeguato riguardo le modalità di attivazione e sull’importanza per ogni nucleo famigliare di avere le necessarie risorse per qualche giorno” - interviene Bruno Finzi, Presidente dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Milano - “Il risultato sono stati i pronto soccorso intasati per molti giorni e la corsa ai supermercati per l’approvvigionamento. È più che mai evidente la necessità di una cultura della prevenzione dell’emergenza volta a informare e formare la cittadinanza all’uso dei sistemi di protezione: solo così il sistema sanitario e quello della Protezione Civile possono essere sottoposti a meno stress”.

Com’è ben evidenziato nel documento, nella fase 2 dovranno essere riconsiderati, oltre agli aspetti comportamentali, anche gli aspetti organizzativi e infrastrutturali relativi a scuole e istituti di formazione, ospedali e snodi di traffico elevato di persone come aeroporti, metropolitane, treni e stazioni, oltre che ai luoghi collettivi come stadi, cinema e palazzetti.

Inoltre, proprio al fine di educare la popolazione a una cultura della prevenzione e quindi a una visione a lungo termine, sarebbe utile formare le famiglie (con apposite comunicazioni, anche televisive e radiofoniche) sulle modalità di gestione dell’emergenza, sia in termini sanitari sia in termini di approvvigionamento, preparando un piano di emergenza famigliare. Per esempio, nel caso attuale di emergenza sanitaria legata alla diffusione del virus, possono servire comunicazioni che spieghino bene come comportarsi in caso di accesso al pronto soccorso o ai servizi dei medici di base, ai luoghi pubblici - aperti e al chiuso - e sulle tipologie di mascherine e su come utilizzarle o come avere una propria dispensa che garantisca almeno 5 giorni di autonomia. Dare infatti per scontato che sempre e comunque la macchina della Protezione Civile possa arrivare con acqua e alimenti non è fattibile per mere questioni di stoccaggio delle riserve e di logistica nella distribuzione.

Altra soluzione potrebbe essere quella che i Comuni accantonino nelle scuole riserve di acqua potabile e alimenti per il personale di emergenza e la comunità, sensibilizzando le varie categorie specialistiche - dai medici agli ingegneri e agli psicologi - di conservare nelle loro organizzazioni territoriali materiale specialistico.